[...] ”Tornano giù” – disse il Riccetto accennando col capo verso il Prenestino. “A matto”, fece I’altro, “ Tengo li sordi, che te credi”, spiegò il Riccetto, “ma ppe noi due soli però”. Lì Lenzetta prima diede un’occhiata a lui, poi si guardò intorno: “Aspetta.” disse. Gli altri si erano distratti. “Arzete” fece allora, “e vattene ggiù pe l’Acqua Bullicante, che io te vengo appresso.” Chiacchierando si rifecero tutta la via dell’Acqua Bullicante, mentre alle loro spalle le sambe suonate al fonografo e i canti della processione andavano smorzando. C’era ormai solo qualcuno che tornava dal Preneste o dall’Impero verso la Borgata Gordiani, o verso il Pigneto, oppure qualche ubriaco che rincasava cantando ora Bandiera Rossa ora la Marcia Reale. [...] (Pier Paolo Pasolini, Ragazzi di vita, Einaudi, Torino 1979, pag. 80.)



