progetto / project


La caratteristica  del cancello è che permette, in genere, di vedere, parzialmente o totalmente, le parti interne dell’edificio, proprietà o giardino che sia. All’interno del confine ogni suo elemento è conosciuto e perfettamente coerente con i codici culturali condivisi. Al di là della frontiera tutto è ignoto, poiché si tratta di una zona “altra”, i cui elementi sono incoerenti e sconosciuti. La barriera della frontiera possiede una funzione di rigida separazione per evitare invasioni e sconfinamenti. Uno dei due mondi può decidere di colonizzare il territorio sconosciuto estendendo, in un’operazione di offesa, i propri confini. Il controllo sul mondo destrutturato avviene imponendo ai fenomeni ignoti i propri codici, a partire dal più strutturato: il linguaggio.

Con il linguaggio gli elementi sconosciuti, e quindi privi di senso, acquisiscono nomi e diventano classificabili. Il confine di un sistema è definibile in senso astratto come un insieme di punti che appartengono nello stesso tempo allo spazio interno di configurazione ed al suo spazio esterno. In questo senso tutti i punti del sistema sono coerenti, compresi quelli del confine, ma, pur in questa coerenza, questi ultimi presentano una particolarità che consiste nella loro proprietà separante.
A queste proprietà separanti di natura topologica spesso si associa un carattere normativo di vera e propria demarcazione ‘etica’ tra ciò che è permesso e ciò che non è permesso, tra ciò che può essere attraversato o oltrepassato e ciò che non deve essere nemmeno avvicinato: tra l’ordine ed il disordine. Ciò non significa che il confine abbia sempre il carattere di ‘barriera impenetrabile’ nei confronti dell’esterno, possono esistere infatti sistemi chiusi che affidano al confine-filtro o confine-membrana, il compito di introdurre elementi esterni al sistema dopo averli resi compatibili con la coerenza interna attraverso un’opera di traduzione (propriamente trans – ducere, ‘portare attraverso’).
Ma nello stesso tempo la frontiera rappresenta una linea di difesa dalla minaccia proveniente dall’esterno.
Oppure possono trovare sistemi aperti solo in alcune zone del confine, alternate ad altre di più o meno rigida chiusura. Il confine appare essere allora l’elemento che articola e gradualizza le relazioni fra interno ed esterno, fra apertura e chiusura.

Il cancello non protegge più solo dai pericoli esterni, ma diventa riparo interiore, segno tangibile dell’organizzazione dello spazio interno, del suo tirarsi fuori dal nulla, dell’istituzione o della preservazione di un ordine. La dinamica della pressione interna mette in crisi il confine e contempla anche l’esito estremo di questa tensione, ovvero l’ex-cedere, l’andare al di là del limite, l’eccesso come atto che spezza il contorno e prevede la fuoriuscita dal sistema. Questa topologia ‘statica’ prevede nuove implicazioni quando si considerano gli aspetti dinamici che riguardano il sistema ed i suoi confini. 

Le zone di sbarramento si trovano in ogni parte del mondo. Quello su cui si vuol far riflettere, con questo progetto, è il confine mentale che separa fisicamente e culturalmente gli abitanti e i passanti di ogni luogo. Il lavoro vuole utilizzare la centralità e l’appiattimento dell’immagine per contrapporla alla scelta del punto di vista : il dentro e il fuori. La ricerca delle zone è assolutamente individuale e volta alla memoria e alle esperienze di ciascun istante percettivo.


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