Conviene

maggio 17, 2013

Christian Ciampoli, 2013


Ex chiesa di santa Croce a Faul a Viterbo

aprile 16, 2013

Ex chiesa di santa Croce a Faul

Da lacitta.eu

articolo di Mauro Galeotti

 

Nella Valle di Faul, verso la Città è la Chiesa di santa Croce a Faul con campanile a forma triangolare, unico a Viterbo. Sin dal 1206 è menzionato l’Ospedale di santo Spirito, che nel 1341 viene distinto con un de Fabuli. Era ben attivo nel 1275 e 1276, allorquando vi erano rifugiati i trovatelli, per i quali venivano fatte donazioni per una migliore assitenza. Attraverso la storia della chiesa trovo nominato varie volte un chiostro a partire dal 1357 sino al 1436.
Nel 1363 venne concesso un legato alla Chiesa di santo Spirito per la realizzazione di un tabernacolo in argento e per una pittura raffigurante lo Spirito santo.

Prese, poi, il nome di santa Croce quando, nel 1400, vi si stabilirono i Padri Crociferi. Giuseppe Signorelli li colloca nella chiesa dal 1436 e li cita ancora nel 1473. A quest’ultimo anno, il medesimo storico afferma che risaliva una tavola, ormai perduta, opera di Francesco d’Antonio, detto il Balletta, eseguita su incarico del priore della chiesa.
L’Ospedale aveva assunto una non indifferente importanza, tanto che nello Statuto del Comune del 1469 fu stabilito di elargire al medesimo quattro lire mensili.

I Crociferi la cedettero nel 1480 alla Confraternita della Misericordia che era stata istituita nel 1479, anno in cui fu redatto lo Statuto. Quest’ultima aveva per fine caritatevole quello di assistere e confortare i condannati a morte, accompagnarli all’esecuzione e seppellirli.
Nel 1480 venne concesso un legato alla Cappella di sant’Agnese e lo stesso, nel 1524, a quella della beata Vergine.
Nel 1480, alla Confraternita della Pietà, venne concesso l’uso di una sala inferiore, posta dietro l’altare di santo Spirito, in cambio dette tre libbre di cera. Cinque anni dopo, per adattare quel locale all’uso della suddetta fratellanza, fu lasciato un legato.
Per ornare la chiesa, nel 1520, fu venduto un terreno e, con l’occasione, vennero realizzati i banchi per comodità dei fedeli.

Nello stipite della porta vi era riportata la data 1530 e sull’architrave erano scolpite le teste del Salvatore affiancato dagli apostoli e sant’Angelo con la spada, oggi l’insieme è conservato al Museo civico.
Verso il 1531, dopo l’abbandono della chiesa da parte dei Crociferi, anche la Confraternita della Misericordia si trasferì nella prossima Chiesa di santa Maria della Ginestra. L’Ospedale fu riunito con gli altri ospedali della città.

Il piano stradale, prima del 1538, era più basso e sembra sia stato elevato per allontanare l’umidità. Nel 1538 venne deliberato di impiantare un nuovo Ospedale di santo Spirito e fu disegnato un prospetto in cui si vedono la facciata e il fianco sinistro della chiesa, disegno pubblicato sul Bollettino municipale di Dicembre 1934.
Così, nel 1539, fu aperto l’Ospedale della Misericordia, detto anche Spedale maggiore del Comune. Poi, nel 1541, fu demolito l’arco della Chiesa di santa Maria Maddalena per portare a termine la costruzione dell’Ospedale di santo Spirito e nello stesso anno, nei pressi, fu concesso un terreno ove venne aperto un cimitero, dove venivano sepolti i morti dell’ospedale, lo ricorda Gaetano Coretini nel 1774.

La posizione del cimitero è ben visibile nella Pianta di Viterbo di Tarquinio Ligustri del 1596.
Nel 1545 il vescovo Niccolò Ridolfi denunciò lo stato di pericolo per le infezioni, in cui si trovava l’Ospedale ed ordinò ai priori di farlo abbandonare. In seguito, nel 1585, fu concesso all’Arte della Seta.
Si giunge al 1591 allorquando il locale vecchio, ove agiva l’Ospedale, fu ridotto a magazzino ed era talmente capiente che poteva contenere fino a duemila some di grano.

Papa Paolo V, il 1° Giugno 1615, in occasione della terza Festa di Pentecoste, concesse alla chiesa, l’indulgenza plenaria. Nel 1785, dal Comune, venne dato ai fratelli dell’Oratorio di santa Croce, «un piccolo sito nel Piano di Faule presso il medesimo Oratorio per costruirci una Sagrestia a magior commodo de detti Fratelli».

Nella sacrestia della Chiesa di santa Croce era un quadro su tela, ove era raffigurato il miracolo avvenuto nel 1828, quando un grosso masso si staccò dalla rupe della Via del Pilastro, allora detta Strada della Carogna, e cadde sulla via poco dopo il passaggio della Processione delle Rogazioni, che si teneva prima dell’Ascensione in favore del raccolto nelle campagne.

Sono ancora visibili, dalla parte della strada che conduce a Porta Faul, una serie di archetti, con le cornici in parte scalpellate, memori di antichi utilizzi dei locali sottostanti la chiesa, infatti, secondo Pinzi ivi si apriva l’ingresso dell’Ospedale. I medesimi locali, alla fine dell’800, furono utilizzati, quali magazzini, per la conservazione della canapa.

Sulla facciata erano scolpiti tre monti con sulle cime altrettanti croci, era questo lo stemma dell’Ospedale del Comune derivato da quello di san Sisto. Vi era inciso l’anno MCCCCCXXXIX.
Una pietra, murata sulla facciata a destra della porta d’ingresso, con la scritta Elemosina per li poveri malati, presentava una fessura che serviva per raccogliere le offerte. Cesare Pinzi ricorda di averla vista alla fine dell’800.

Oggi la chiesa è in assoluto stato di abbandono, da Premiata fabbrica di fiammiferi in cera e legno della Ditta Ascenzi, che in una cartolina del 1907 trovo sotto la denominazione Unione industriale fiammiferi – Milano – già Ascenzi Viterbo, fu adibita a centro di raccolta per carta da macero. E a proposito, assieme a mio padre Vinicio, negli anni ‘60 e ‘70, ho potuto raccogliere centinaia e centinaia tra documenti, manifesti, libri e opuscoli, portati alla certa distruzione da vari enti pubblici e privati.
Quei preziosi reperti hanno arricchito notevolmente la mia raccolta di cose viterbesi. Ringrazio, ora per allora, mio padre, che ho sempre nel cuore e che ora è nei prati azzurri del cielo e Ferdinando Puccioni, detto Fiore, proprietario del macero, che ha sempre coadiuvato e apprezzato la mia ricerca di memorie locali.

Per l’incuria, in questi ultimi anni è crollata la parte anteriore del tetto della chiesa, lasciando scoprire all’interno le due grandi colonne che sostengono la capriata che, a sua volta, sorregge con precarietà il tetto.
Il soffitto aveva le pianelle decorate con fiori riprodotte in un disegno da Andrea Scriattoli.


Cancellato il bunker dei Savoia a villa Ada

giugno 2, 2012

Da metronews.it sabato 2 giugno 2012:

Immagine

Roma. Addio ai presunti riti satanici nel fitto dei boschi del parco di Villa Ada, uno dei più grandi di   Roma nel settore Nord della città sulla via Salaria. Il Campidoglio, infatti, sollecitato più volte da Legambiente e da altre associazioni si è deciso finalmente a far installare una solida cancellata a chiusura degli ambienti sotterranei dell’ex rifugio antiaereo fatto realizzare da Mussolini durante la Seconda guerra mondiale per garantire la protezione della famiglia reale Savoia. In particolare le grate sono state poste a chiusura del tunnel-galleria di accesso e delle feritoie della torretta dell’uscita d’emergenza superiore. Ovvero all’inizio e alla fine di quel percorso che molti adolescenti andavano ad affrontare come “prova di coraggio” rischiando di farsi male per i buchi aperti nel pavimento e per i gradini lesionati di una scala a chiocciola.

Ma i chirotteri avranno casa

Ad attrarre i giovanissimi nei tenebrosi sotterranei erano anche le dicerie – assolutamente fantasiose – dello svolgimento in quei luoghi di riti satanici. Paradossalmente, grazie alla chiusura che impedirà nuovi vandalismi e imbrattamenti da parte dei writer, nell’ex rifugio potrebbero invece tornare a svernare in pace i pipistrelli. La cancellata è stata realizzata in modo specifico per garantire il passaggio dei chirotteri, che sino ad oggi si erano tenuti alla larga per l’eccessiva frequentazione del luogo.
Un pezzo di storia da recuperare
«Le cancellate devono costituire solo il primo passo di un virtuoso percorso che miri a preservare questa importante testimonianza della memoria storica della città», sottolinea il Circolo Legambiente “Sherwood”, auspicando che l’ex rifugio non resti in stato di abbandono e ricordando che sin dal 2010 è stato elaborato un progetto di recupero e valorizzazione presentato dal Centro Ricerche Speleo Archeologiche – Sotterranei di Roma , «purtroppo fino ad oggi rimasto chiuso nei cassetti della Sovraintendenza capitolina ai Beni culturali».

(Metro)


Ci siamo trasferiti ad ASMARA.

agosto 3, 2011

[…] ”Tornano giù” – disse il Riccetto accennando col capo verso il Prenestino. “A matto”, fece I’altro, “ Tengo li sordi, che te credi”, spiegò il Riccetto, “ma ppe noi due soli però”. Lì Lenzetta prima diede un’occhiata a lui, poi si guardò intorno: “Aspetta.” disse. Gli altri si erano distratti. “Arzete” fece allora, “e vattene ggiù pe l’Acqua Bullicante, che io te vengo appresso.” Chiacchierando si rifecero tutta la via dell’Acqua Bullicante, mentre alle loro spalle le sambe suonate al fonografo e i canti della processione andavano smorzando. C’era ormai solo qualcuno che tornava dal Preneste o dall’Impero verso la Borgata Gordiani, o verso il Pigneto, oppure qualche ubriaco che rincasava cantando ora Bandiera Rossa ora la Marcia Reale. […] (Pier Paolo Pasolini, Ragazzi di vita, Einaudi, Torino 1979, pag. 80.)


Inland empire

gennaio 30, 2011

 

 

All’ex cinema impero in via dell’acqua bullicante a Roma, dal 2003 ci lavorano i fantasmi….?!


Cosa c’è dentro il Forte Monte Antenne?

giugno 1, 2010

Visita speleologica#2

Varcata la soglia della galleria di controscarpa del FMA, un cancello in ferro arrugginito, si percorre il corridoio delle celle sotterranee tra rifiuti di vario genere.

Alla fine del corridoio c’è una porta che non appartiene alle architetture del forte, è un’entrata costruita successivamente ad un’occupazione, le celle sono occupate da quel che rimane di un accampamento.

Occorre tornare al cancello arruginito per capire dov’è l’accesso al resto della galleria, da fuori non è visibile nulla di penetrabile, solo rientrando per la seconda volta nel cancello, con Lorenzo ci accorgiamo che sulla sinistra c’è una montagna di terra e di rifiuti ingombranti. Una volta creato il varco, l’ingresso diventa accessibile, anche se con qualche difficoltà riusciamo a percorrere il lato occluso della galleria fino ad arrivare alla scalinata. Gli ultimi gradini sono ricoperti da cassetti arruginiti, tutti classificati da una targhetta con un codice, forse componevano un’archivio. Alla fine della gradinata un altro cancello blindato non ci permette di proseguire.

La galleria di controscarpa è isolata da piazza d’armi e dal resto della struttura.

Costeggiando le mura del  fossato si raggiunge un’altro accesso, il passaggio alla mezza caponiera sinistra. Il corridoio è occupato da lunghissimi finestroni accatastati l’uno di fianco all’altro. Oltre il corridoio, sulla sinistra, è possibile scorgere l’uscita che affaccia sul cortile interno, mentre al suo fianco si accede ad un magazzino improvvisato che accoglie scaffali e mobili che contengono documenti e libretti d’istruzione risalenti circa alla fine degli anni ’50, alcuni riguardano una cassaforte.

Risalendo alla luce c’è il parco, frequentato quotidianamente da persone del quartiere e dai loro cani. A queste persone viene posta una domanda volta a stimolare la loro immaginazione riguardo al territorio che abitualmente percorrono.

Ma nessuno finora ha saputo rispondere correttamente:

Cosa c’è dentro il forte monte antenne?


Forte Monte Antenne: visita speleologica n#1

maggio 19, 2010

Roma, via di Forte monte Antenne:  prima visita speleologica.

Trai si è introdotto nel fossato che circonda il forte monte antenne per effettuare una prima perlustrazione .

Le condizioni attuali di questo manufatto, dall’esterno, appaiono disastrose.

Immagini del sopralluogo consultabili dal progetto campo trincerato/ribaltamento percettivo

Monte Antenne Fort: speleologic visit n#1

Rome, street Forte Monte Antenne: first speleologic visit.

TRAi has been introduced in the moatof the Monte Antenne Fort to make a preliminary reconnaissance.

The current conditions of this artifact, from the outside, appear disastrous.

For consult the images of the  visit go to the project campo trincerato / perceptual reversal